MISSIONI OMI

Novembre 1997

anno 76, numero 11

Indice

Lettere

Dossier - Uruguay: secolarizzazione e sette - di Marcello Zago

l Personaggi - Spendersi per gli altri - di Saverio Zampa e Pasquale Castrilli

  

Lettere

 La (gradita) quantità di lettere ricevute in questi mesi ha aumentato sempre di più il desiderio di parteciparvi la nostra vita qui, come segno della continua comunione. Nella lettera precedente vi comunicavo i nostri progetti per la Pasqua e (anche) i nostri timori. Anche grazie alle vostre preghiere tutto è andato per il meglio. L’afflusso di persone è stato minore degli altri anni (specie in giorni come la domenica delle Palme dove molti vanno - anche qui - solamente per ricevere ‘il ramoscello benedetto’), ma certamente la partecipazione è stata più profonda (specialmente da parte degli adolescenti) e reale, perché la gente si è sentita protagonista della celebrazione e spesso ha dato spazio alle più diverse iniziative. In una celebrazione dove stavo io i bambini erano tutti attorno all’altare e animavano la messa con diversi strumenti sonori rudimentali fatti con lattine di bibite, con tappi di latta, ecc. Visto il clima caldo e il luogo dove mi trovo, ho pensato di dare un titolo alle diverse omelie della settimana Santa; alla fine di ogni messa davo l’appuntamento alla prossima puntata della ‘Divina novella’. Questo certo non ha convertito una moltitudine di persone, ma ha creato un clima più familiare, ha avvicinato la gente alla celebrazione e anche fatto arrivare qualche persona in più per curiosità di ascoltare l’ultima stramberia del prete.

Il periodo che ha seguito la Pasqua certo non è stato di riposo... il fatto che la Pasqua è arrivata per noi all’inizio dell’anno pastorale ha fatto si che subito dopo le feste ci siamo dovuti mettere a programmare le diverse attività ordinarie (ancora sto cercando l’ordinarietà in questa nostra parrocchia!!!). Catechesi, formazione in preparazione al Terzo millennio, adolescenti, giovani, comunità di base e visite alle famiglie ci sono arrivati addosso tutti assieme...

Quest’anno una delle ‘gioie’ della parrocchia è la realtà di adolescenti che sta crescendo sempre più. Abbiamo iniziato in aprile con un pomeriggio di giochi tutti insieme, abbiamo poi continuato rinsaldando i gruppi e il primo di maggio (nostra festa parrocchiale) questi ragazzi sono stati i protagonisti sia della celebrazione eucaristica attraverso i canti, sia dei momenti di festa nel pomeriggio attraverso giochi e scenette per tutti i presenti. La notte di Pentecoste abbiamo poi realizzato con loro una veglia dalle 20 alle 23 con rappresentazioni (abbiamo preso come testo guida la storia del gabbiano Jonathan), canti, balli e giochi incentrati sui doni dello Spirito Santo. Inutile dire che è stato un boom!!!

La vita va avanti e la velocità aumenta sempre di più. Ci rendiamo conto del rischio di voler abbracciare molto (forse troppo), ma è il problema di vedere "il vasto campo da percorrere". Spesso ci viene il dubbio di aver messo molta carne al fuoco, ma poi ci si fida del fatto che il Padrone della vigna ci darà la possibilità di saperla e poterla curare.

Che dirvi di me, di personale? Mi è difficile, e questo non perché non voglia comunicarvi quello che Dio mi sta donando, ma semplicemente perché è difficile sintetizzarlo. Credo che tutto si potrebbe riassumere nel fatto che sento che Dio mi sta guidando in un continuo cammino di profondità. Mi chiede di mettercela tutta senza paura di sbagliarmi o di fare cattiva figura con le mie povertà o imperfezioni. Mi chiama ogni momento ad amarlo nelle persone che mi circondano e questo nelle maniere più diverse, perché si tratta di bambini, di anziani, di giovani, o di persone che "non gliene frega niente" né di me né della religione.

Un’altra caratteristica di questo periodo riguarda il corso di psicologia (tecnica di logoterapia). Mi richiede di sacrificare tempo, forze e soldi (devo utilizzare la macchina per andare, altrimenti con i mezzi pubblici dovrei stare ancora più tempo fuori, devo comprare libri, devo poi pagare il corso...), ma con i miei fratelli abbiamo visto che è un modo concreto per servire la gente e ci fidiamo che il Padre ci aiuterà nelle diverse esigenze. Per me questo corso è anche l’opportunità per incontrare gente di diversi campi (studenti universitari, dottori, psicologi, mamme di famiglia...) e poter essere anche in quei momenti un segno, poter dare con semplicità la mia opinione su diversi aspetti della vita quotidiana. Anche questa è evangelizzazione...

Come spesso vi ho detto "questo mondo vi appartiene", questa non è solo la mia missione ma è anche la vostra e già sapete che potete parteciparvi in diversi modi anche a distanza (preghiera, aiuti, offrendo le difficoltà quotidiane, ecc.). Credetemi: la vostra vicinanza è per noi molto importante.

 p. Mimmo Di Meo
C.C. 23037
12800 Montevideo - Uruguay

e-mail: oblatos@adinet.com.uy

 

 Come sapete le cose sembrano cambiare. Sempre più sotterriamo lo Zaire di Mobutu per risuscitare il Congo di Kasa-Vubu, Lumumba, Laurent Désiré Kabila. Sembra di essere in un altro paese, diverso da quello che ci ha allevato per più di trent’anni.

La congolaise, l’inno nazionale dell’indipendenza, è cantato e insegnato, questa volta ufficialmente; la bandiera blu costellata di stelle sventola su tutta l’estensione della Repubblica. Le autorità moltiplicano gli incontri per spiegare la politica con la quale vogliono governare il paese. Ci incamminiamo verso uno Stato dei diritti, sano, organizzato, dove ciascuno prende coscienza delle sue responsabilità per l’interesse di tutti. Ma tutto non è perfetto. Manifestazioni antigovernative contrastano, mi sembra, lo slancio di cambiamento democratico e la volontà di sviluppo comunitario dell’équipe di Kabila. Inoltre le tracce della guerra sono ancora vive e fresche: molte strade sono ancora impraticabili, i ponti distrutti, la rarità dei prodotti di prima necessità, ecc.

Le comunità religiose e le parrocchie ne hanno fatto le spese. Per non parlare degli Oblati. Otto comunità sono state saccheggiate. Sono state portate via coperte, apparecchi elettronici, macchine, mobili, arredi liturgici.

Alla Casa d’accoglienza per ex detenuti (Tatamena/Kinshasa), per esempio, sono stati distrutti tutti i vetri, la cabina elettrica e la jeep. La casa è inabitabile. A Banga-Banga hanno preso la Land Cruiser. Gli Oblati di Dibaya, Lozo, Mwembe, Panu e Yabwanza hanno deplorato, come i loro confratelli di Tatamena e Opala, la perdita di molti beni importanti, apparecchi elettronici, libri, lenzuola, arredi sacri, valige, abbigliamento. In nome del Vangelo continueremo a servire, amare e incoraggiare il nostro popolo.

 

p. Anaclet Dupar Lalhé
B.P. 8251 Kinshasa
Repubblica democratica del Congo

 

 A proposito dell’Assemblea Ecumenica di Graz

Riceviamo da p. Jean-Pierre Caloz, oblato, Consigliere generale per la Regione Europea, questo contributo sull’Assemblea ecumenica di Graz, indirizzato anzitutto agli Oblati. Volentieri pubblichiamo.

 

Dal 23 al 29 giugno si è tenuto a Graz in Austria, la seconda Assemblea Ecumenica Europea. Ho avuto la fortuna di parteciparvi. Conservo di quell’incontro la ricchezza dei contatti, l’intensità dei tempi di preghiera, l’attualità dei temi trattati, la gioia profetica di un’unità cristiana in divenire. Gli ostacoli non mancano sul cammino dell’unità: difficoltà interne alle chiese, proselitismo, intercomunione, per citarne solo alcune. L’Assemblea di Graz ha dimostrato tuttavia la forza dell’Ecumenismo dei cristiani nella vita di tutti i giorni. E’ come se fosse divenuto naturale, malgrado le nostre differenze, pregare insieme, vivere insieme, impegnarsi insieme per le grandi cause che toccano la sopravvivenza dell’umanità.

Vorrei dirvi come mi sento interpellato dall’avvenimento dell’Assemblea di Graz, per invitarvi a lasciarvi interrogare a vostra volta. La Costituzione 6 situa l’Ecumenismo nella logica della collaborazione missionaria, non solamente con gli altri cristiani, ma con tutti gli uomini di buona volontà. La Regola 59 sottolinea l’importanza dell’Ecumenismo nella formazione. Contiamo alcuni Oblati molto impegnati nell’Ecumenismo o nel dialogo interreligioso, e possiamo supporre che molti altri vivano l’Ecumenismo come una dimensione permanente del loro ministero. Resta vero, malgrado tutto, che dobbiamo fare dei progressi e porci degli interrogativi.

Ecco dunque alcuni temi che meritano la nostra considerazione.

1. L’Ecumenismo spirituale e la preoccupazione dell’unità visibile.

Le grandi celebrazioni, la liturgia e la lettura biblica quotidiana hanno contribuito enormemente a fare dell’Assemblea di Graz una vera comunità. E’ un invito per noi a sviluppare un’attitudine ecumenica. Vivere il desiderio dell’Unità, pregare per l’Unità, identificare e superare i nostri pregiudizi, approfondire la conoscenza degli altri. Il tempo preparatorio al grande Giubileo dell’anno 2000 ci offre delle piste concrete che vanno in questa direzione, diamoci del tempo in comunità per far maturare qualche progetto concreto.

2. Il dialogo interreligioso e interculturale.

A Graz ho visto, seduti allo stesso tavolo, cristiani di diverse denominazioni, ebrei, musulmani, buddisti, indù. Da alcuni decenni esistono gruppi di dialogo. Sforzi comuni sono in opera per comprendersi e far nascere una società multiculturale che evita il razzismo e gli odi reciproci. Alla base dei raffronti interetnici c’è allo stesso tempo l’ingiustizia sociale e l’ignoranza reciproca. Come essere sensibili a questi problemi nel nostro ministero? Come utilizzare meglio le possibilità che abbiamo come Congregazione internazionale per apportare il nostro contributo in questo settore?

3. Le relazioni Est-Ovest.

A Graz, molti seminari hanno trattato questo punto. Dopo la caduta del muro, è sempre necessario far cadere i muri che abbiamo nelle nostre teste. Non abbiamo ancora finito, come continente, di digerire l’ultima guerra e che dire dei 50 o 70 anni di comunismo? Saranno necessarie delle generazioni. Su tale cammino, i pericoli e le difficoltà sono numerosi. Numerosi sono anche gli strumenti che ci offre la spiritualità cristiana, principalmente la verità - saper riconoscere i propri errori e il perdono.

Mi rallegro di tutti gli sforzi fatti dalla Congregazione per unificare l’Europa. Il lavoro del Bureau Europeo per la Formazione è ammirevole. L’incontro degli Oblati in prima formazione è un mezzo ragguardevole per nascere e crescere in una mentalità internazionale. Gli incontri della Conferenza europea della Missione vanno nella stessa direzione. Tuttavia resta ancora molto da fare per guarire le nostre ferite reciproche, per superare i pregiudizi, oltrepassare le nostre paure, lasciarci disturbare e arricchire da ciò che viene da altri. La nostra presenza nelle due parti dell’Europa è una grande chance. Come possiamo approfittare di questa situazione per aiutare la Chiesa e la società europea a costruirsi?

4. La preoccupazione della Pace e dell’Ecologia.

Dopo l’Assemblea di Bàle nel 1989, questo tema è entrato a far parte delle preoccupazioni ecumeniche. La crisi economica che domina il mondo fa si che le priorità dei dirigenti si trasferiscano sempre più su obbiettivi a breve termine. Le grandi cause della pace e della sopravvivenza dell’umanità sono sempre più nelle mani dei poveri, degli uomini di buona volontà, e dunque degli Organismi non governativi e delle Chiese. Non è il caso di interrogarci anche su questo punto? Da qualche anno, i Provinciali hanno creato un Bureau europeo di Giustizia e Pace, per sensibilizzare gli Oblati europei su tale questione. L’efficacia del suo lavoro dipenderà in gran parte dal nostro interesse per questa causa.

Jean-Pierre Caloz

 Dossier

 Uruguay: secolarizzazione e sette

 di Marcello Zago

 Moon, Testimoni di Geova, Mormoni, New Age, Massoneria, benessere, povertà. Sono alcune sfaccettature dell’Uruguay di oggi. Una sfida per la Chiesa che si è messa in "stato di missione" in vista del Giubileo del 2000.

 La repubblica orientale dell'Uruguay celebra come festa della sua nascita il 25 agosto 1825. Fondatore è considerato Artigas, la cui statua si trova in tutte le piazze del Paese. Iniziò ad operare all'alba del XIX secolo. Il suo sogno era quello di costituire un Paese molto più grande dell'attuale comprendente tutti i territori delle antiche Misiones o Riduzioni dei gesuiti, cioè parte del Brasile, dell'Argentina, del Paraguay oltre all'Uruguay. Il sogno si infranse e dovette ritirarsi in Paraguay dove morì. L'attuale stato si costituì con intervento dei trentatré patrioti orientali che lottarono contro l'Argentina e liberarono questa provincia orientale con l'approvazione delle potenze internazionali e in particolare dell'Inghilterra.

L' Uruguay ha una popolazione di più di tre milioni di abitanti discendenti di immigrati spagnoli, italiani e francesi. La popolazione bianca costituisce l'88%. I meticci sono l'8% e i neri il 4%. Nel territorio non esistono più popolazioni indigene distinte. Le rare mescolanze etniche trasbordano dal vicino Brasile. Si considera cattolico il 66% della popolazione, protestanti il 2% e ebrei il 2%. Il 30% si considera invece agnostico e quindi privo di religione.

Il processo di secolarizzazione in Uruguay ha una lunga storia. E' stato favorito da mancanza di strutture ecclesiali per l'accoglienza degli immigrati di origine cattolica europea nella seconda metà dell'ottocento e nella prima metà del novecento. Il primo vescovo di Montevideo e dell'Uruguay fu Mons. Vera, ordinato nel 1859, quasi quarant'anni dopo l’ indipendenza del Paese.

Alla fine del secolo, nel 1897, all'uscita dal Te Deum per la festa nazionale, il 25 agosto, fu assassinato il presidente Idiarte Borda, che aveva decretato la costituzione di due diocesi ulteriori di Salto e di Melo e la promozione ad arcivescovado di quella di Montevideo. Il nuovo governo diretto da Juan Lindolfo Cuestas si distinse per una politica apertamente antiecclesiale e secolarista. Educati nelle università laiche specie francesi, i nuovi leaders promossero legislazioni sociali per molti versi positive come il salario minimo e la scuola generalizzata pubblica. Eliminarono però ogni addentellato tra religione e società. Si creò una società secolarizzata, eliminando perfino dal calendario ogni riferimento religioso. La scuola pubblica escludeva ogni educazione cristiana, con pene previste per chi facesse in qualche modo riferimento a Dio o alla Chiesa. Si organizzò una società che evitasse le feste cristiane: l'otto dicembre è l'inizio dell'estate e la settimana santa diventa la settimana del turismo. La mancanza di radici locali e di religiosità comune negli immigrati europei, la loro debole aggregazione socio-religioso, l'insufficiente clero per coagulare le comunità cristiane non crearono reazioni ai piani secolarizzanti del governo.

 L'impero Moon

In questo Paese secolarizzato e ufficialmente agnostico, da una quindicina di anni è entrata la setta Moon con ingenti fondi e una potenza economica. Come diceva una iscrizione in occasione della visita ufficiale del Fondatore di questa strana chiesa dell'Unificazione: Dio ha eletto Moon e Moon ha eletto L'Uruguay. Si propone una rifondazione del Paese con 33 nuovi liberatori orientali, a ricordo del 33 fondatori della repubblica. Si tratta di uomini politici ed economici che appoggiano i piani di Moon stesso e che sono pubblicati senza ritegno. A Moon appartiene la "banca di credito" e numerosi alberghi, il frigorifero nazionale per la lavorazione e l'esportazione della carne e altri immobili del centro. Nel 1996, dopo la visita del capo, ci fu un incontro di 6000 donne. Una decima parte si sarebbe intrattenuta per opera missionaria. L'incidenza proselitista nel Paese non sembra però notevole. Si esercita di più sui dipendenti delle imprese mooniste, che devono partecipare ad esercizi di indottrinamento.

Anche in altri Paesi dell’ America latina il movimento di Moon, chiamato pomposamente "Chiesa dell'unificazione o Associazione dello Spirito Santo per l'Unificazione del Cristianesimo mondiale", cerca di introdursi nei settori economici. Nel suo viaggio nel continente nel 1996, Moon cercò un incontro con il presidente del Cile, Eduardo Frei, ma invano.

Gli organizzatori della setta cercano di incidere con i mezzi di comunicazione. Nel continente hanno un loro giornale quotidiano dal titolo Tiempos del Mundo. Si vantano del fatto che "il movimento si è diffuso nelle alte classi economiche" mentre "le altre chiese hanno rapporti con i poveri". Il ‘messaggio’ di Moon è intramondano, cerca potere e denaro, evidentemente per promuovere la pace e la famiglia, come essi affermano! Ma traspira poco o niente di Vangelo.

Se Moon gioca in grande, nella borsa e negli affari, tra le classe povere si muovono invece le sette "evangeliche". Data la insufficiente presenza della Chiesa, in un mondo secolarizzato e pluralista, la gente che si dibatte nei problemi quotidiani, crede facilmente a chi promette miracoli concreti e soluzioni facili. Attraverso emissioni radio e televisive, qui in Uruguay come in altri Paesi latino americani, si martella che la soluzione si trova nelle proposte di questi gruppi religiosi. Più seri, almeno nel modo di fare la propaganda, sono i Testimoni di Geova e i Mormoni, che vestiti impeccabilmente percorrono le strade e visitano le case, argomentando su brani biblici spesso deformati.

Si vede così che le sette si aprono la strada, in un mondo secolarizzato, ma anche impoverito economicamente e culturalmente. Tra i poveri dominano le sette evangeliche, i Testimoni di Geova e i Mormoni, che cercano di rendere visibile la loro presenza anche con luoghi di culto spesso ripetitivi dello stesso stile. Nelle classe medie superiori, invece, oltre ai seguaci di Moon che si introducono nelle sfere economiche, c'è una presenza del sincretismo debole del New Age e la struttura della Massoneria.

La Massoneria ha una lunga storia in Uruguay ed ha logge ed espressioni secondo le affiliazioni europee: francesi, inglesi, italiane. Garibaldi nei suoi quattro anni di permanenza alla metà del secolo scorso ne fu membro attivo. A metà marzo 1997 con la visita del presidente francese Chirac, una delegazione dell'Ordine massonico Gran Oriente di Francia diretta dal Gran Maestro Eric Vanlerberghe e dal consigliere Georges Guarino visitò l'omologa organizzazione paraguaiana. Sulla stampa i due gruppi dissero di aver firmato alcuni trattati di cooperazione e che rinnovavano gli ideali comuni di libertà, uguaglianza e fraternità. Affermavano anche di sostenere le leggi del Paese e in particolare il regime liberale e democratico. Membri di questa organizzazione sono quasi tutti i politici e gli uomini d'affari di questo secolo.

 La Svizzera dell'America latina

L'Uruguay ha conosciuto la prosperità a metà del secolo XX, tanto da meritarsi il titolo di Svizzera dell’ America latina. Paese neutrale, durante la seconda guerra mondiale sviluppò un fruttuoso commercio con tutte le parti vendendo i suoi prodotti agricoli e in particolare le carni. All'inizio degli anni sessanta la situazione cambiò radicalmente e l'urto della depressione economica creò malcontento dando origine anche a una pesante guerriglia diretta dai Tupamaros. Nel giugno 1973 ci fu un golpe che portò i militari al potere per una decina d'anni. Gli arresti furono numerosi e decine di miglia di prigionieri politici riempirono le carceri.

Il 25 novembre 1984 Julio Maria Sanguinetti del ‘Partito colorado’ vinse le elezioni presidenziali. Nel marzo successivo promulgò una amnistia generale. Il referendum del 16 aprile 1989 accolse favorevolmente l'amnistia nei confronti dei militari rei di violazione dei diritti umani. Dopo una legislatura con un presidente del partito bianco, M. Luis Lacalle (1989-1993) è ritornato al potere il Sanguinetti. Nelle municipali della capitale hanno vinto invece i partiti di sinistra riuniti in un fronte ampio. Così dal 1989 è sindaco di Montevideo un marxista e dal febbraio del 1997 presidente della giunta della capitale è Jorge Zabalza, che fu dirigente del movimento guerrigliero Tupamaros negli anni 60, responsabile di numerosi attentati che causarono una guerra civile e una dittatura militare. Lungo gli anni si è operata così una riconciliazione nazionale e una integrazione delle diverse tendenze.

L’economia dello stato è in netta ascesa. L'incremento è costante soprattutto per gli investimenti esteri e per i depositi bancari di denaro probabilmente riciclato o lavato. Negli ultimi quindici anni l'Uruguay ha avuto l'entrata pro capite più alta dell'America latina, ad eccezione del Cile, nonostante la semidistruzione della sua base industriale e la permanenza dell'alta burocrazia statale. Il benessere si vede nel sistema stradale rinnovato, nelle infrastrutture turistiche, nei servizi pubblici. La povertà, però, è in crescita, anche se i dati pubblicati sembrano voler nasconderla. Per esempio, si afferma che la disoccupazione colpisce il 12%. Però, ciò non indica il numero di persone sprovviste di lavoro stabile, ma quelle sprovviste di qualsiasi lavoro anche saltuario di due o tre giorni al mese. Nelle campagne scompaiono le fattorie familiari a favore delle grandi piantagioni e dei latifondi. Nelle città, e soprattutto nella capitale, dove è ammassato il 44% della popolazione, mancano posti di lavoro e l'iniziativa popolare non basta a rispondere ai bisogni fondamentali della famiglia. La burocrazia statale rimane farraginosa. Il settore dei servizi rappresenta il 60% del prodotto interno lordo e rimane una speranza nel contesto del Mercosur, formato da due giganti (Brasile e Argentina) e da due piccoli (Uruguay e Paraguay).

Secondo ricerche serie, un quarto delle famiglie uruguayane è povera. La crescita della popolazione viene da tali famiglie, per cui in Uruguay i poveri sono destinati ad essere sempre più poveri e sempre più numerosi.

 La testimonianza della Chiesa

La Chiesa è presente in questa società. Negli ultimi anni ha acquistato una autorità morale sempre più grande. La visita del Papa nel 1988 ha segnata una svolta. La gente pone in essa la sua fiducia, anche quando l'appartenenza religiosa si esprime solo nel battesimo dei bimbi. Dopo le ideologie talvolta violente degli anni settanta e dopo il potere repressivo dei militari agli inizi degli anni ottanta, il conseguimento della democrazia non ha risolto tanti problemi.

La distribuzione demografica del Paese si riflette nella situazione ecclesiale. Ci sono grandi parrocchie piuttosto concentrate nella capitale che alberga un terzo della popolazione. Ci sono anche parrocchie rurali con piccoli borghi a 40-50 chilometri dal centro. Ovunque i sacerdoti sono insufficienti e sovraccarichi di lavoro che li rende costantemente pellegrini nei vari centri e nelle molte cappelle. Le cappelle nei centri rurali e nelle zone urbane sono numerose. Ciononostante la pratica religiosa regolare rimane molto bassa. In percentuale si tratta di unità e non di decine; in molti luoghi non arriva all'uno per cento.

La gerarchia è attiva, vicina al popolo e al clero. Come in altri Paesi del continente, propone degli orientamenti pastorali che hanno un'incidenza non solo nel clero e nelle religiose ma anche nei laici più impegnati. Gli orientamenti per il quinquennio 1996-2000 sono sintetizzati dal titolo chiaro e propositivo: "Una Chiesa in stato di missione". Una Chiesa evangelizzatrice, comunitaria, solidale e corresponsabile. In otto paginette dattilografate si indicano le motivazioni e le linee portanti. Emerge chiaro l'inserimento nella Chiesa universale e in quella latino-americana. Il capitolo IX dell'evangelista Luca fa da filo conduttore: Gesù evangelizza partendo dalle necessità della gente, formando personalmente i discepoli, costituendoli in comunità, condividendo con essi la responsabilità, inviandoli in missione. Sul suo esempio si vuole una Chiesa più evangelizzatrice che educhi nella fede per la sua missione. Ciò implica: 1) prendere coscienza che la Chiesa non è una realtà ripiegata su sè stessa, ma permanentemente aperta alla dinamica missionaria ed ecumenica con una esigenza costante di inculturazione; 2) proclamare la buona notizia ai battezzati lontani e ai non battezzati; 3) impegnarsi nella costruzione del Regno nella sua dimensione familiare, sociale e universale. Concretamente esso si realizza con il mettere in pratica le direttive della lettera apostolica Tertio Milennio.

Per rendere la Chiesa più comunitaria si vuole promuovere la pastorale familiare, incentivare le comunità ecclesiali, integrare i movimenti nelle parrocchie e nelle diocesi. Per rendere la Chiesa più solidale ci si impegna a stimolare la dimensione sociale della fede partendo dai poveri in modo che la pastorale speciale sia assunta da tutti. Per favorire una Chiesa ministeriale si mette l'accento sulla promozione del laicato, promuovendo i ministeri laicali e intensificando la pastorale d'insieme con strutture semplici e dinamiche.

In conclusione, si afferma, si tratta di approfondire l’ adesione personale a Gesù Cristo e alla Chiesa per destare, sotto la azione dello Spirito, la fantasia e la creatività affinché il Vangelo arrivi a tutti in modo pedagogico e convincente. I consigli parrocchiali sono effettivi quasi ovunque, le comunità ecclesiali aiutano molti ad approfondire la fede, i ministeri laicali sono sviluppati in alcune diocesi, la pastorale sociale coinvolge la buona volontà di tanti.

Forse ciò che è più urgente è lo zelo missionario affinché le comunità cristiane formate da pochi possano raggiungere la maggioranza indifferente, agnostica e lontana. Le iniziative in questo senso non mancano come le missioni di quartiere o di villaggio, le missioni giovanili, un certo stile di comunità di base, i mezzi di comunicazione come la radio. Altra sfida rimangono le vocazioni sacerdotali e religiose. La promozione dei ministeri laicali e del protagonismo dei cattolici nella società risponde ai bisogni e alla natura della Chiesa. Occorre, però, un impegno diretto e chiaro delle vocazioni specifiche, che non possono svilupparsi senza una pastorale giovanile di ampio respiro cristiano e una coscienza delle famiglie e delle comunità che tali vocazioni possono sorgere e crescere solo al loro interno.

Marcello Zago
copyright 1997 ©

Personaggi

 

Spendersi per gli altri

 Il 18 maggio Scolastica Andrich ha ricevuto il riconoscimento di ‘Oblato onorario’. In questo articolo il suo modo di vivere il carisma missionario degli Oblati di Maria Immacolata.

 di Saverio Zampa e Pasquale Castrilli

C’è aria di festa allo Scolasticato dei Missionari Oblati di Maria Immacolata di Frascati (Rm). E’ domenica 18 maggio e sono riuniti per la ‘Giornata della famiglia oblata’ laici, giovani, famiglie, religiose, che conoscono gli Oblati. In questa occasione, p. Marcello Zago, Superiore generale, conferirà alla signorina Scolastica Andrich l’onorificenza di Oblato onorario. Si tratta di un titolo che viene dato a persone "i cui legami con l’ideale e i fini della Congregazione siano riconosciuti anche nell’ambiente in cui vive". Alla nostra domanda su cosa sente di condividere del carisma oblato, Scolastica risponde: "Andare verso i poveri e i bisognosi, che per me possono essere solo i fratelli che passano in guardaroba". E già, la lavanderia della comunità oblata di Marino, vicino Roma, è il luogo, forse un po' singolare, nel quale Scolastica vive il suo amore per gli Oblati e la missione, nell’attenzione concreta verso le persone che vi passano ogni giorno. Con che animo Scolastica si appresta a ricevere il titolo di Oblato onorario? Presto detto: "Io veramente non volevo questo, perché mi sembra di aver fatto solo quello che Dio mi domandava". Ma cerchiamo di conoscerla di più.

Una vita dedicata a Dio e al prossimo

Scolastica Andrich, nata a Vallada Agordina (Bl) il 17 marzo del 1921 da una famiglia cristiana animata da una profondo spirito di fede, è cresciuta in parrocchia seguendo il cammino dell’Azione Cattolica e a 14 anni diventa catechista. Cappellano di Vallada era a quei tempi don Albino Luciani, futuro Papa Giovanni Paolo I, che le insegnò il senso dell’umiltà, dote necessaria per chi si dedica all’apostolato. Si dedicava instancabilmente all’apostolato in parrocchia facendo catechesi ai bambini, ai ragazzi e agli adulti e occupandosi particolarmente degli ammalati. A 26 anni, una scelta di vita fondamentale: sentì di dover "offrire la propria vita per la santificazione dei sacerdoti".

Nel 1963, essendo morti i suoi genitori, va ad assistere un suo anziano parente di 84 anni, barba (zio) Berto. Fu proprio nella casa di barba Berto che nel ‘68 arrivarono i Missionari Oblati per cercare un alloggio per un ‘campeggio’ di giovani. Era un periodo quello, in cui, nel continuo dono di sé, Scolastica avvertiva una stanchezza interiore di tutto: "credevo che la mia vita fosse il fare in parrocchia, credevo più nel fare che non nell’amare". Al termine della permanenza degli Oblati, Scolastica, riceve una lettera di ringraziamento per quanto aveva fatto in quei giorni. Si stupisce che dei sacerdoti facessero un gesto di cortesia come quello. "Ero abituata con i nostri sacerdoti che si tenevano a distanza", dice. "Quando andarono via alla fine di agosto, piansi e dissi a me stessa: ‘Non voglio più che vengano, così almeno non soffro quando vanno via’ e invece da allora sono tornati sempre". A Natale di quell’anno, ad esempio, per l’ordinazione sacerdotale di p. Ettore Andrich.

Dopo il primo impatto, Scolastica si accorge che quei sacerdoti "vivevano in un’altra maniera" e che la "trattavano da sorella". Da quell’anno, ogni estate sono arrivati a Vallada gli Oblati, i giovani e i novizi che hanno trovato in lei una presenza attenta e pronta ad intervenire nelle mille necessità del quotidiano. "Ho cominciato a conoscere tanti giovani, novizi e padri. Cominciai a stimarli e ad amarli". Col passare degli anni, tra Scolastica e gli Oblati, si crea un legame sempre più forte.

Nel ‘69 gli Oblati animano una missione popolare a Vallada e in quella occasione Scolastica ha la possibilità di aprire il suo cuore a p. Marino Merlo che le rivela l’amore di Dio per lei.

Nel 1974, alla morte di Barba Berto, Scolastica arriva a Roma, invitata da p. Marino con un progetto preciso: assistere la signora Caterina Solina che aveva bisogno di una persona che stesse con lei 24 ore su 24. "Conobbi la signora il giorno di Natale del ‘74. Appena mi vide, mi chiese subito di andare da lei". In questa nuova tappa della sua vita, Scolastica vede una precisa volontà di Dio. "Mi è costato perché lasciavo una parrocchia e un apostolato per venire in una Roma caotica che non conoscevo e dove più volte mi sono sentita inutile per non aver avuto un apostolato da fare". Scolastica rimane con la signora dai primi di ottobre del 1975 al Natale del 1981, giorno in cui la signora Solina morì tra le sue braccia. "Lei mi ha sempre rispettato - dice Scolastica - e alla fine mi preferiva agli altri. Negli ultimi tempi, poi, la signora era proprio senza memoria. Si trattava solo di amarla".

Dal 1981 vive nella comunità oblata di Marino dove si occupa del guardaroba, donandosi a tutti con amore e dedizione. "Ringrazio il Signore di tutto il bene che mi ha voluto - ci dice - e lo prego di continuare ad aiutarmi a donarmi ancora, finché lui vuole".

 Il rapporto con gli Oblati

Considerando gli anni di assistenza alla signora Solina, Scolastica si è dedicata esclusivamente a favore degli Oblati per 22 anni. Dopo il primo contatto con gli Oblati della comunità di Marino, Scolastica ha avvertito un legame profondo con la nostra vita e il nostro carisma. Aveva deciso da giovane di dedicarsi alla santificazione dei sacerdoti e Dio le ha aperto una strada per offrire tutta sé stessa, attraverso il servizio attento e discreto. Per lei venire a Roma è stato come una seconda chiamata, una nuova scelta di Dio.

Descrivendo la sua via spirituale, Scolastica afferma: "Cerco soprattutto di saper offrire e di amare. Questo è il mio sforzo. Mi aiuta in questo il leggere la vita dei santi ... leggendo quella di S. Eugenio de Mazenod, del beato Giuseppe Gérard e di altri Oblati, mi sento sempre spinta a pregare per gli Oblati come sacerdoti e come missionari. Prego che diventino santi come li vuole il Papa e la Chiesa."

Scolastica in questi anni non ha dato solo il suo prezioso servizio in lavanderia, ma ha vissuto dal di dentro tutti i momenti della vita della comunità di Marino, portando con noi il peso della pastorale delle vocazioni e della prima formazione. In comunità, è prezioso il suo rapporto con i giovani. Condividendo la nostra missione educativa e formativa, Scolastica si rivela una preziosa presenza femminile che collabora alla loro crescita umana e spirituale. Cosi descrive la sua relazione con i giovani: "Non ho mai fatto fatica, perché in precedenza ero sempre a contatto con i giovani, venivano a casa a trovarmi quando ero con barba Berto, facevamo degli incontri. Sono stata sempre bene sapendo capirli e amarli anche nei loro limiti. C’è tanta differenza tra i giovani di oggi e quelli di una volta, ma quelli di oggi li vedo più entusiasti e più liberi. Nella comunità di Marino mi sono sempre trovata bene con padri, novizi e ragazzi. E lo scorso anno che non ci sono stati novizi, io ho sofferto e mi sono detta che era una prova del Signore".

Un’altra dimensione dl carisma oblato che Scolastica vive è il sentire con la Chiesa. Segue con un animo universale tutti gli avvenimenti che segnano la vita della Chiesa e in questo si nota un grande amore per "la magnifica eredità del Salvatore". Inoltre sente il legame con tutti gli Oblati: "prego per tutta la Provincia, passando in rassegna tutti i padri che conosco e anche quelli che non conosco. Mi auguro che ci sia sempre unità tra loro e il vero spirito di sant’Eugenio".

Della vita degli Oblati, Scolastica è rimasta particolarmente toccata "dalla fraternità che vedo fra loro, l’amore scambievole e l’apertura d’animo che hanno con tutti". Negli anni in cui Lavinia Capra, una laica di Milano, trascorreva lunghi periodi a Marino, loro due e Angela Andrich, mamma di p. Ettore, avvertivano di essere persone dedite solo agli Oblati con amore, fiducia e abnegazione.

Conferirle il titolo di Oblato onorario ci sembra una naturale conseguenza di tutta una vita totalmente dedicata a Dio, alla Chiesa e agli Oblati.

Saverio Zampa
Pasquale Castrilli
copyright 1997 ©

 

 ... e conoscendoli li amavo

 Presentiamo un estratto della testimonianza che Scolastica Andrich ha pronunciato nel pomeriggio del 18 maggio, dopo aver ricevuto il titolo di ‘Oblato onorario’.

 Quando il lunedì dell’Angelo del 1968 vidi, alla fine della S. Messa, entrare Ettore con due sacerdoti, non pensai proprio che da quel giorno la mia vita sarebbe cambiata. Tornai di corsa a casa a dar la colazione al barba Berto che assistevo da anni quale governante, così egli mi chiamava. Poi di corsa giù in canonica a prendere i fiori da portare a San Simon per preparare la Chiesa per un Matrimonio.

Tornata a casa trovai la porta aperta. Entrata da barba Berto, che stava ancora a letto, sentii uno di quei sacerdoti dire: "sì, sì, la casa è grande e bella; spostando un po’ i mobili, liberando metà soffitta, tutto sarà a meraviglia per il campeggio". Barba Berto disse che se le nipoti acconsentivano, lui sarebbe stato felice che la cosa si facesse. Fremevo dentro di me perché vedevo rotta la mia tranquillità, ma cercai di nascondere il mio intimo perché troppo grande era la mia venerazione per il Sacerdozio. Mi dissero che, se c’era qualcosa in contrario li dovevo avvertire e mi lasciarono l’indirizzo: sarebbero tornati a giugno per preparare. Dirò la verità, sperai che non tornassero più; a me bastava la parrocchia, che da tanti anni ormai era diventata la mia vita. Invece tornarono a giugno e buttarono la casa per aria. Io tacevo e fremevo, ma poi la carità cristiana e il grande amore per il Sacerdozio fecero sì che cominciai a cambiare, tanto che quando ad agosto arrivarono per il campeggio, guardai tutti più benevolmente. Erano una quindicina di ‘giannizzeri’ scatenati e due padri. Io non avrei dovuto far niente per loro: una signorina del paese faceva loro da mangiare. Ma, dopo pochi giorni portarono i ragazzi in Pianezze, una montagna vicina, e lì scoppiò un temporale, così tornarono tutti bagnati. Vidi i ragazzi giù dalla fontana alle prese con i pantaloni, perché non essendo abituati alla montagna avevano camminato più con il sedere che con le gambe! Cercai di aiutarli e da allora… quanti pantaloni che ho lavato!

Ricordo che in quei giorni venne un nipote e sentendo dei rumori sopra, chiese a barba Berto se gli dessero fastidio e lui disse di no. Già!, lui era sordo e non sentiva quasi per nulla il fracasso che si faceva di sopra: ne sa qualche cosa p. Fausto. Solo che io allora non ero ancora sorda. Dico la verità che specialmente la sera quando entravo in camera mi sembrava che mi cadessero in testa: la casa tremava tutta come ci fosse il terremoto. Quando poi questo nipote chiese anche a me se mi davano fastidio, dissi con sincerità che non disturbavano affatto. Stavo convertendomi.

Alla fine del campeggio i ‘giannizzeri’ se ne andarono per gli esami di riparazione e rimasero per alcuni giorni con p. Marino, p. Angelo ed Ettore, quelli che furono i primi Novizi di Marino: Fabio, Rino, Peppino e Celso che per una caduta dalla montagna sembrava dover rimanere menomato per sempre, invece con la bravura e la pazienza dei dottori e con le nostre preghiere a S. Eugenio guarì bene. Quando questi giovani assieme ai padri se ne andarono, chiesi a p. Marino se sarebbero tornati e lui mi disse che non lo sapeva; fu per me come una doccia fredda. Ma con Barba Berto e la gente del paese incominciammo ad aspettarli perché avevamo capito che vivevano un cristianesimo un po’ diverso, sapevano amare tutti ed amarsi tra di loro. Tornarono per l’Ordinazione e la Prima Messa di p. Ettore e poi per una Missione, tornarono per i campeggi d’estate e per qualche giorno d’inverno: tutte le occasioni diventavano buone perché avevano capito che la casa di Barba Berto diventava un po’ casa loro.

Il 19 novembre 1974 Barba Berto se ne andò in Paradiso e dopo un po’ scesi a Marino per andare a Roma con la signora Solina. L’impatto col nuovo ambiente fu terribile. Arrivai a Roma e proprio in quei giorni ci fu la beatificazione del Fondatore degli Oblati (19 ottobre 1975, ndr.). Fu una cosa bellissima. Vidi tanti missionari, tanta gente di tutto il mondo ed il mio cuore si dilatò al vedere una Chiesa grande, bella, universale. Mi costò molto abituarmi a Roma, abituata al mio paese dove passavano due o tre macchine al giorno. A rompere un po' la monotonia della casa venivano ogni tanto da Marino e Vermicino Padri e giovani a trovare la signora Solina ed io intanto conoscevo sempre più gli Oblati, leggendo anche le gesta, la vita non solo del Fondatore, ma anche dei suoi missionari al Polo Nord e in Africa. E conoscendoli li amavo. La Signora Solina, poi, aveva una predilezione, una venerazione per p. Messuri che, diceva, l’aveva guarita. Il giorno di Natale 1981, a mezzogiorno, lei mi morì tra le braccia. Dopo tornai a Marino dove sono attualmente cercando con amore e donazione di servire ed amare giovani e Padri.

Da quel lontano 1968 quanti giovani ho visto e conosciuto. Ricordo a Vallada per il campeggio: cantavano, giocavano, lavoravano, ma soprattutto pregavano, lì, nella chiesa di Andrich, o per i viottoli della montagna. E quanti sentirono proprio là la chiamata ad essere tutti di Gesù..

Prego ogni giorno per tutta la Congregazione, per tutti i Padri e i Fratelli che conosco, quelli che ho seguito con amore e che ora sono in Senegal, Camerun, Uruguay, Paraguay, Corea, Tailandia, Lourdes, Canada... oppure qui in Italia. Di tutti ho un bel ricordo ed è sempre una gioia quando tornano a Marino a farci visita. Ricordo con commozione Eugenio (Mario Baron) andato in Paradiso da Scolastico a 22 anni, e P. Giovanni Santolini che troppo presto è volato al Cielo; sono sicura che da lassù ispireranno tanti giovani a prendere il loro posto. Ricordo Lavinia con la quale vissi qui a Marino diversi anni; Lavinia che tanto aiutò ed amò i suoi "Santi Padri", come lei li chiamava.

Sento il dovere di ringraziare p. Zago, Superiore generale, per questa Oblazione che mi ha conferito, per il Crocifisso che mi ha donato a nome di tutta la Congregazione. Di questo onore io mi sento tanto commossa e confusa, perché mi pare di aver fatto semplicemente la Volontà di Dio. Ma sto pensando che, forse, questo sia un po' la risposta Sua, perché da giovane soffrivo: non potevo essere sacerdote e mi consolavo dicendomi che sarei stata per sempre di aiuto ai sacerdoti. Ora comprendo chi erano i sacerdoti per i quali il Signore voleva che io dedicassi la mia vita. Erano, sono, i Missionari Oblati di Maria Immacolata.

 

Scolastica Andrich

 Oblati onorari in Italia

 nome luogo anno Superiore generale
 Saluzzo conte Luigi Napoli 1911 mons. A. Dontenwill
Morelli contessa Maria Torino 1914 mons. A. Dontenwill
Faraldo signora Torino 1915 mons. A. Dontenwill
Pisani mons. Pietro Roma 1925 mons. A. Dontenwill
Ventrone dott.Camillo S. Prisco 1949 p. L. Deschâtelets
Fresari ing. Filippo Nesso 1949 p. L. Deschâtelets
Russo avv. Giuseppe Napoli 1950 p. L. Deschâtelets
Vanni dott. Giovanni Napoli 1965 p. L. Deschâtelets
Gioppato sig. Primo Roma 1971 p. Fernand Jetté
Tesi sig.ri Icilio e Gemma Roma 1974 p. Richard Hanley
Peruzzi sig.ra Gina Onè di Fonte (TV) 1981 p. Fernand Jetté
Tarquini sig.na Regina Roviano (RM) - Roma 1993 p. Marcello Zago
Andrich sig.na Scolastica Vallada Agordina (BL) - Marino 1997 p. Marcello Zago

fonte: Casa Provincializia OMI - Frascati
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