Copertina del
7-3-2000
IN BUONA COMPAGNIA
Pagina a cura di Massimo Martinucci

Siti consigliati e presentati con riquadri di anteprima che riproducono le caratteristiche delle pagine alle quali rimandano

Chiesa Cattolica
- La Santa Sede
- Magistero pontificio
- Congregazione per il Clero
- Totus tuus
- Servizio Accoglienza alla Vita di Ferrara
- Centro Culturale Cattolico Carlo Caffarra
- Insegnamenti su Matrimonio e Famiglia dell'arcivescovo Carlo Caffarra
- Associazione Medici Cattolici Italiani - Ferrara
- Centro Culturale San Francesco d'Assisi
- Bibliotheca Alphonsiana IntraText

Dottrina sociale naturale e cristiana
- Armeria
- In difesa della libertà di educazione
- Per una politica dei valori
- Per la verità storica
- Cronache della Contro-Rivoluzione e Recensioni librarie
- Istituto per la Dottrina e l'Informazione Sociale
- Cesnur (Il Centro Studi sulle Nuove Religioni)
- Alleanza Cattolica
- Alleanza Cattolica in Crotone
- Societas Sancti Gregorii
- Istituto per la Storia delle Insorgenze
- Scuola di Educazione Civile
- L'urlo silenzioso
- Una voce grida...!
- Le pagine di Eugenio Corti
- Arbil. Apostando por los valores

Pubblicazioni
- Cristianità, mensile di Alleanza Cattolica
- Il timone, bimestrale di formazione e informazione apologetica
- Percorsi di politica, cultura, economia

Altri siti sono compresi in queste due "enciclopedie":
- Siti Cattolici Italiani (l'elenco pił completo)
- Polo per le Libertą (elenco completo anche se non condivisibile in toto)

Mailing list e Newsgroup moderati
- Newsgroup "it.politica.cattolici": pubbliche discussioni inerenti la politica e i valori cattolici
- Newsgroup "it.cultura.cattolica": pubbliche discussioni inerenti la cultura cattolica
- Mailing list "Piccolo gregge": lista cattolica moderata
Archivio delle copertine precedenti

Dalla mailing list politica_cattolici:

Riflessioni sulla decisione del giudice romano

da: ©L'Osservatore Romano

Contro la decisione del giudice romano che autorizza la tecnica della "maternità surrogata" o - come altrimenti viene detta - dell'utero in affitto si è levato un deciso coro di no. Le poche voci a favore si basano più su motivazioni affettive che su fondamenti giuridici. I termini più comuni sono stati decisione "aberrante", "sconcertante", "inaccettabile". I giuristi hanno rilevato la pretesa del magistrato di sostituirsi al legislatore e di ignorare totalmente le norme del codice deontologico in vigore in Italia per i medici e gli operatori sanitari. Di ignorare inoltre il testo approvato dalla Camera sulla fecondazione medicalmente assistita, ora all'esame del senato. Per restare sul piano legislativo, la maternità surrogata è vietata in tutti i Paesi Europei ad eccezione della Gran Bretagna, mentre è consentita negli Stati Uniti ma solo nelle strutture private, in attesa di una legge federale specifica. La cronaca ricorda che a Roma nel 1995 nacque una bambina da un embrione congelato, impiantato in una zia della nascitura, perché, nel frattempo, la madre naturale era morta in un incidente. La decisione del giudice romano, che autorizza una donna sposata a ricorrere all'utero di una sua amica per avere un figlio, è stata giustificata dal fatto che l'utero della donna è affetto da una malformazione congenita. Nella sentenza - pubblicata dalla stampa - il giudice cerca di suffragare la decisione con motivazioni giuridiche e anche sociologiche. Tra l'altro si afferma che alla persona deve essere riconosciuto "il diritto a diventare genitori e di valutare e decidere le scelte in relazione al bisogno di procreare". Si precisa che "lo status genitoriale può trovare completezza nell'adozione ma anche nella trasmissione del proprio patrimonio genetico". Anche il concetto di maternità viene messo in crisi "dalle nuove tecniche, che possono modificare la sequenza naturale dell'iter procreativo", facendo sì che "partorisca colei che non è geneticamente madre". Secondo la sentenza, l'abbandono "della legge naturale che vuole la donna madre gestante e partoriente, induce a ridefinire il fenomeno della maternità". La prestazione della madre surrogata, che porta a termine la gravidanza, "ben può essere testimonianza di solidarietà familiare". Entrambe le madri "hanno una connessione biologica con il figlio, non si deve escludere il diritto della madre surrogata di continuare a vedere il bambino, di seguirlo e tenerlo con sé per alcune ore del giorno". Infine, la conclusione: "Sarebbe difficile escludere la liceità di un mero prestito di organo, peraltro limitato nel tempo e sotto controllo medico, quando il legislatore ha previsto la possibilità di donazioni di organi tra vivi".
Si è voluto riassumere la decisione del giudice nei suoi punti capitali, per offrire a tutti la materia propria di riflessione, e anche per far comprendere le ragioni perché la decisione è stata giudicata aberrante, sconcertante e inaccettabile. La tecnica dell'utero in affitto o della maternità surrogata sconvolge l'ordine naturale della procreazione, che postula l'unità del soggetto delle due operazioni fondamentali che avvengono nella generazione umana: il concepimento e la simultanea gestazione. L'unità è reclamata soprattutto dalla dignità dell'essere umano chiamato alla vita. Le legislazioni sono tuttora alle prese per specificare il ruolo delle due donne che intervengono nella procreazione. La decisione del giudice romano le coinvolge entrambe. Di fatto la madre genetica è quella che fornisce l'elemento germinale, l'altra svolge una funzione di supporto nella gestazione. Ma le legislazioni non sono in questa direzione. Sorge un conflitto giuridico per la presenza di due madri: una biologica e un'altra legale.
Il conflitto non può essere tacitato per legge. Tra bimbo in gestazione e la donna che lo nutre si sviluppano profondi legami non solo fisici o fisiologici, ma anche affettivi e psicologici, un sodalizio inscindibile. Nella decisione del giudice si fa riferimento alla donazione di organi tra vivi. Ma quali organi sono dichiarati leciti e cedibili? Non certo quello che indica il provvedimento del giudice.
Ma il più grave e angosciante aspetto di tutta la vicenda è il bimbo "desiderato" e dato in gestazione. Che ne è della sua dignità intangibile? Dei suoi diritti inalienabili e inviolabili? Chi può farne impunemente un "oggetto" o anche "un soggetto" dei propri desideri a fini egoistici? Su quale fondamento si basa il diritto al figlio o alla attuazione della maternità ad ogni costo? Che dire poi del processo procreativo che avviene in laboratorio senza la intercomunione personale e simultanea dei coniugi?
Il doveroso "no" all'interrogativo, se sia lecito dal punto di vista etico e giuridico l'utero in affitto o la maternità surrogata, non è solo una questione religiosa. È profondamente umana. La legge, prima che nei codici positivi, è iscritta nella dignità della persona. Chiunque non sia gravato da pregiudizi o opacità ideologiche, può percepirla nei suoi contenuti e nelle sue esigenze vincolanti.

Gino Concetti

1